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Biba Merlo

Biba Merlo

The Fashion Therapist:
Moda - Tendenze

Un altro curriculum! E cosa scrivo?

O non sono vissuta abbastanza, o non ho fatto un numero sufficiente di cose intelligenti, o tutte e due. Provo. Mi hanno raccontato che quando sono nata non aspettavano me, ma un maschio. Avevano anche un solo nome pronto tanto ne erano sicuri, così i miei genitori non appena si furono ripresi- lei da un parto estenuante e difficile, lui da una delusione tanto cocente quanto inaspettata, mi hanno rifilato un “nome collage”. Nell’ordine: Maria, come la Vergine, Luisa, versione edulcorata del ben più tragico Luigia (nonna paterna),Paola (nonna materna). Amen. Pare che Biba me lo sia coniata da sola storpiando il “bimba” con cui gli adulti si rivolgevano a me e anche ‘sta faccenda del nome l’abbiamo chiarita. Sono nata lo stesso anno di Walter Veltroni, quindi se facessi politica sarei poco più di una bambina, e come tutti i miei coetanei sono stata scippata di una data importantissima nella vita di chiunque: il compleanno che sancisce il raggiungimento della maggior età. Già, perché mentre aspettavamo il fatidicoventunesimo compleanno, siamo diventati tutti contemporaneamente maggiorenni un giorno qualsiasi del nostro diciannovesimo anno di vita e tanti saluti ai festeggiamenti: sarà per questo che a molti di noi è rimasta un’eterna aria da ragazzi, un’enorme voglia di giocare, ma molto seriamente? Quando ho compiuto 12 anni ho pianto tutto il giorno perché fui svegliata dalla notizia dell’assassinio di Robert Kennedy: ero disperata e poi l’anno dopo Jan Palach, torcia vivente sulla prima pagina del Corriere. Ero passata dalla Statale il 18 marzo dell’Ottanta, ancora sospesa tra il lavoro di insegnate di Educazione Musicale alla scuola media, ottenuto dopo il diploma in pianoforte, e il desiderio di finire giurisprudenza, facoltà consigliata anche dal presidente della commissione alla maturità classica: “dovrebbe fare il pretore d’assalto”. Il fragore degli spari nel corridoio non lo dimenticherò mai, come la visione inquietante dei celerini in assetto di guerra schierati sulle gradinate del Duomo che ti si parava davanti quando uscivi dalla metropolitana per raggiungere l’Università. E poi la scuola, altri corsi, il giornalismo, la vita di tutti i giorni di una donna come tante che, affetta da delirio di onnipotenza, cerca di essere moglie, madre, professionista, donna (se carina, meglio), se stessa. Insomma impegnata, frivola, in gamba, divertente, brava cuoca, informata, responsabile, presente nella vita dei figli, attraente, attiva, sorridente….in una parola: sfinita! Eppure ancora curiosa, insoddisfatta, pronta. Sì, anche a ricominciare da capo. L’ultimo quadro che abbiamo acquistato riporta questa frase:KEEP YOUR LUGGAGE READY. Sono io, forse bastavano quattro parole.
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