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Federico Ferri

Federico Ferri

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Sport - Cultura
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Sport - Stile di vita

Federico Ferri è nato casualmente circa quarant’anni fa a Milano: la casualità è legata al fatto che i suoi genitori erano uno abruzzese e uno marchigiano. Per nemesi paesaggistica, vive tuttora nella Brianza “velenosa”, più operosa e meno bella, troppo vicina alla metropoli e abbastanza lontana dalle verdi colline. Lo consolano una compagna tanto tenera quanto logorroica e un gatto semplicemente tanto, visti i sette chili e passa di peso. E’ giornalista professionista da una dozzina d’anni e, tra gli altri, collabora a Virgilio.it.

E veniamo alla sua passione tennistica. Sin da piccolo ha praticato molti sport: il calcio, ma era scomodo giocare con l’ombrello sotto la pioggia, il basket, ma a un certo punto gli altri hanno continuato a crescere e lui no, e il nuoto, abbandonato per paura di avere i reumatismi prima di arrivare al liceo. Così alla fine ha puntato tutto sul tennis, complice una racchetta Maxima con manico “accorciato” regalatagli da uno zio, una delle poche sfuggite alla rottamazione per i suoi frequenti scatti d’ira. Del resto il buon “Fede“, come lo chiamano i vecchi amici, è cresciuto nel mito di John McEnroe: anzi, per un po’ ha perfino provato a giocare di sinistro per emulare il suo idolo confidando nel fatto di esser stato ambidestro in età pre-elementare. Alla fine s’è scoperto solo ambi-scarso e a quel punto ha capito che non era il caso di peggiorare una situazione già mediocre. Come stile di gioco, ha sempre amato il serve-and-volley ma la progressiva pinguetudine gli ha reso impossibile servire e scendere a rete senza essere infilzato come un tordo a metà strada: così oggi si accontenta di fuggire in avanti appena possibile, confidando in un buon dritto anticipato e un insidioso rovescio in back. Insomma, sempre meglio correre una volta verso la rete che venti a destra e a sinistra lungo la linea di fondocampo. Altrimenti avrebbe fatto il runner. Ah, la musica è la sua altra grande passione: adepto della religione beatlesiana, suona pianoforte e chitarra e diciamo che se la cava decisamente meglio con loro che con la racchetta ma non ha ancora trovato un circolo che lo lasci entrare in campo con uno di questi due strumenti e relativa amplificazione, il tutto con la banale scusa che rovinerebbero la superficie in terra battuta. Strano sport il tennis, vero?
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