norvegia

Incontro Knut ad Arendal, nel sud della Norvegia. E’ il guardiano del faro di Torungen. Una vita spesa e rischiata sui rimorchiatori impegnati nel salvataggio di navi in difficoltà: storie di tempeste e naufragi, prima di scegliere la tranquilla serenità del faro.

La corsa folle sul gommone e il trasbordo su un rimorchiatore di fine ‘800 sono solo l’aperitivo prima dell’arrivo al faro di Torungen. Piazzata sulla roccia nuda di un isolotto per metà oasi naturalistica, la torre del faro svetta a oltre 34 metri d’altezza. Costruita in ferro nel 1914 sul sito di un faro del 1844, è equipaggiata con una lente francese originale, capace di proiettare il suo fascio luminoso a 18,5 miglia nautiche di distanza. La luce tenue del tramonto che pennella il faro e le rare nubi che si rincorrono in questo cielo senza confini creano un’atmosfera sospesa e delicata che fa dimenticare gli estremi di questa natura che sa essere brutale. Una durezza raccontata dalle foto d’epoca che affollano in muri della casetta dove passiamo la notte: ghiacci contorti che conquistano il mare e stritolano scafi di legno, pescatori che raggiungono l’isola camminando con le racchette da neve su una superficie precaria ed in contino mutamento.

Ryvingen

Ryvingen segna il punto più meridionale della costa norvegese e sorveglia il trafficato braccio di mare che la separa dalla Danimarca. Una ventina di minuti di navigazione a bordo di un bel gozzo da pesca e quindi una breve passeggiata fino all’altura che ospita, in posizione spettacolare, il faro e gli edifici annessi. Intorno, le falesie di granito dell’isola precipitano in un mare che il tramonto nordico trasforma in oro colato. Costruito nel 1867, Ryvingen divenne il primo faro elettrico di Norvegia nel 1897 e fu automatizzato solo nel 2002. Fu inoltre il primo faro ad essere aperto al pubblico per i pernottamenti. Si cucina insieme agli altri ospiti e si cena sui tavoli all’aperto, baciati da un sole che si rifiuta di lasciar spazio alla notte. Sopra la testa, il crepuscolo è sferzato dai raggi della lampada che portano lontano la magia di questo luogo fantastico.

Lindesnes

Il 18 luglio del 1655, il Re danese Fredrik III diede l’ordine di costruire un faro a Lindesnes, uno dei punti più a sud della Norvegia. L’operazione avrebbe dovuto essere finanziata dai pedaggi imposti a tutte le imbarcazioni che facessero scalo nei porti fra Bergen e la Contea di Bohuslen.
Il cattivo tempo e le condizioni avverse del mare impedirono alle navi partite da Kritiansand e dall’Inghilterra di scaricare le attrezzature e il carbone. Il faro rimase allo stadio di una semplice torre di legno con alcune candele accese dietro a un vetro e, dopo un anno, fra le rimostranze dei naviganti, il progetto venne abbandonato.
69 anni più tardi, nel 1725, Lindesnes tornò a operare. Questa volta con due fuochi a carbone che, col tempo, trovarono posto in una struttura di mattoni ancora in piedi. Nel 1854, il faro di Lindesnes venne equipaggiato con un bruciatore a paraffina e una lampada del primo ordine. Nel 1915 fu innalzata la torre in ferro tuttora in funzione.

Oggi Lindesnes è uno degli esempi più belli di faro recuperato: ospita un museo, le fortificazioni tedesche della Seconda Guerra Mondiale sono tutte visitabili e Rolf, uno degli ultimi “guardiani del faro” si occupa della manutenzione, dei bollettini meteorologici e racconta ai visitatori le sue storie che sconfinano nella leggenda.

Il faro di Obrestad sorge su una penisola erbosa che separa due tratti di costa particolarmente sereni. Qui mancano le drammatiche pareti di roccia, i fiordi tagliati nel granito e la Norvegia assume una fisionomia più gentile. La torre in muratura del faro è circondata da quattro casette che si possono affittare. Quattro perle con interni di design nel cuore di una natura dominata dal silenzio e dal vento. Vale la pena di fermarsi qualche giorno per godere delle spiagge facilmente raggiungibili.

Il faro di Obrestad fu costruito nel 1793 e reso automatico nel 1992, oggi è sito protetto assieme al vecchio vicariato di Prestegard che sorge a 500 metri di distanza, trasformato centro culturale, dove ci si deve rivolgere per le chiavi delle casette.

Ancora pochi chilometri ed ecco Stavanger con il suo centro storico di casette di legno bianche raccolte intorno al porto. Stavanger sarà capitale europea della cultura nel 2008 ed è il punto di partenza per le escursioni nel bellissimo Lysenfjord e per la “Pulpit rock”, uno spettacolare balcone di granito a picco a 600 metri sul mare.

A pochi chilometri dalla città sorge il Tungenes Fyr. Eretto nel 1828, divenne elettrico nel 1931 e rimase in servizio fino al 1984. Nel 1989 fu aperto al pubblico come museo e sede di mostre d’arte. All’interno si possono ancora vedere gli arredi originali, dalla cucina all’officina, come se i guardiani fossero appena partiti.

Skudeneshavn, il “paese delle vacanze”, sorge all’estremità meridionale dell’isola di Karmøy e deve il suo nomignolo al fatto che, a dispetto del vento che tira incessante, brilla il sole, il mare risente in modo particolare dei benefici della Corrente del Golfo e non mancano delle spiagge di sabbia bianca e acqua turchese, che noi italiani posizioneremmo senza dubbio di smentita in Sardegna ma non certo qui al nord.
Il paesino è una delizia di baie, ponticelli, case di legno su palafitte.
Per tornare ai fari, a Skudeneshavn, splende la luce del Geitungen Fyr, posto in posizione assai panoramica su una piccola isoletta rocciosa a poca distanza dal porto. Si tratta di una struttura inconsueta che ricorda più una piccola fortezza che un faro. A una cinquantina di metri di distanza, in una conca erbosa protetta al vento, sorge la grande casa bianca che ospita i letti, la cucina e servizi. Molto spartano ma la location vale il sacrificio, ideale con un gruppo di amici.

Un balzo verso nord, verso la splendida Bergen, con il suo bellissimo centro storico, patrimonio Unesco, e poi ancora più in su fino all’isola di Fedje.
L’isola è serena, quasi piatta, la costa segnata da fiordi profondi e stretti dove trovano ripari i pescherecci e i pescatori costruiscono le loro casette colorate direttamente sul molo. Il paesino sonnacchioso e tranquillo si sparge con calma intorno al molo d’attracco del traghetto che collega l’isola alla terraferma cinque o sei volte al giorno.

All’estremità settentrionale di Fedje, nel centro di un’isoletta privata, sorge il faro di Hellisøy: classico, con la sua torre bianca e rossa. La casetta del guardiano è oggi in affitto ai novelli eremiti delle vacanze e la barca a motore è a disposizione degli ospiti per traghettare le provviste. Intorno, il mare è davvero pescoso e non è difficile procacciarsi la cena da arrostire sul barbecue.
Per farvi raccontare Fedje chiedete del signor Sveinung all’ufficio del turismo. Questo omino tranquillo, con il suo look un po’ trasandato e dimesso, è il depositario di tutte le storie dell’isola: è il responsabile del turismo locale, il proprietario dell’unico hotel, dell’unico ristorante, è l’ultimo artigiano rimasto sull’isola. Il suo laboratorio per la lavorazione del peltro, insieme all’ufficio del turismo, ha preso il posto della fabbrica di sardine, vera fonte di ricchezza dell’isola, ma ormai dismessa.

http://www.visitnorway.com/it

www.fyr.no
www.lighthouses.no
www.torungen-fyr.no
www.arendal.com
www.fedje.org


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Marco Santini

Marco Santini

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Nato a Milano nel 1960, Marco Santini viaggiatore da sempre é giornalista e fotografo da 25 anni.



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